Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

Radicchio

– Comunque il radicchio fa cagare.
– Eh?
– No, è che continuo a comprarlo pensando che sia buono, poi ogni volta ci rimango di merda.
– Fammi capire: a te ora qui, su sta scogliera a picco sul mare, con questo orizzonte nitido che si vede diobono l’Africa…
– Belin l’Africa…
– Ma sì, dai, cosa c’è sotto la Corsica?
– La Sardegna.
– E poi?
– Mh.
– Vabbè, dico, ti sembra normale che adè te stai qua a pensare al radicchio?
– Eh ma perché guardavo il mare e mi sono venuti in mente i pesci, e i pesci non li ho mai sopportati.
– E che t’hanno fatto, poveri fanti?
– Era una battuta?
– Comunque anche a me non sono mai piaciuti.
– Sarà che c’hanno quelle facce da abelinati…
– Vedi che faceva ridere?
– No, fa ridere che ti fanno ridere le cose che non fanno ridere.
– Detto da te che fai battute che non capisce nessuno…
– Perché la gente è triste.
– E dai, sta storia che la gente è in un modo e te in un altro andava bene a quindici, a quaranta anche basta.
– Eh oh, è la verità.
– Vabbè, genio incompreso, ma perché continui a comprare quel belin di radicchio se sai che non ti piace? Io mica li compro i pesci.
– Ah, neanch’io. Al limite li adotto.
– …
– Ma perché il radicchio è bastardo. C’ha quella nomea di verdura figa, da risottini, da ricettine sfiziosine, e poi quando me lo faccio io diventa nero e triste e sa di veleno. C’ha proprio sto sapore che ti viene da chiamare il 118.
– 112.
– Sì, boh, dai.
– Magari non lo sai cucinare.
– Ma che ne so.
– Col gorgonzola è buono.
– Sì, col gorgonzola sì…
– Ma anche… Ti ricordi quel risotto al radicchio e marzemino che abbiamo preso al ristorante?
– Non l’abbiamo mica preso poi.
– Ah, già. Però sembrava buono.
– Sì, sembrava buono.
– Ci andiamo stasera?
– Dove, a quel ristorante lì?
– Eh.
– A me è venuta voglia di pizza.
– Vada per la pizza. Come la prendi?
– Radicchio e gorgonzola. Te?
– Io acciughe.

Uscire

– Non c’è niente.
– Mh?
– Niente, non c’è mai un cazzo di niente.
– E spegni, no?
– E poi?
– Potresti uscire, ad esempio.
– E dove vado.
– Che ne so, fatti due passi, prendi un po’ d’aria, non ti vedi che colore c’hai in faccia?
– Ma ci saranno due gradi.
– E allora che fai, divano fino a maggio?
– Perché no.
– Perché no! Non ti fa bene!
– Meglio di quelle donne che iniziano a prendere il sole in spiaggia a gennaio e a marzo son già color Sandra Mondaini…
– Ma che c’entra…
– …Con la pelle di cartapesta che ci puoi fare le montagne del presepe…
– …
– …Che c’hanno cinquant’anni ma gliene dai ottantacinque…
– Ho capito ma…
– …A seccare al sole come pomodori…
– Ma la pianti?
– …Col rossetto dato male, l’ombretto blu, lo smalto rosso sulle unghie dei piedi marroni.
– Stai esagerando.
– Cioè, si sentiranno anche delle fighe.
– Ma beate loro!
– Ma che beate, poveracce.
– Ma si può sapere a te che cazzo te ne frega?
– No, così, mica fa bene tutto quel sole.
– Ma una passeggiata, Cristo santo, ti sto solo dicendo di farti una passeggiata ogni tanto.
– Ma per andare dove?
– Ma che ne so! Mica bisogna sempre avere da andare da qualche parte.
– E allora cosa esco a fare.
– E allora vai a guardare le vecchie che prendono il sole in spiaggia.
– Ma quelle non sono vecchie, capito, sembrano vecchie perché…
– Sì, ho capito!
– …Per il sole. Non fa bene il sole.
– Va bene.
– Oh, c’è Masterchef.
– L’hai già visto ieri sera.
– E vabbè, lo riguardo che m’è piaciuto.
– Bah, io esco.
– E dove vai?
– A cagare. Vado a cagare. Esco, cammino venti chilometri nel bosco, poi mi fermo su un cucuzzolo e cago, e cago così forte che si formerà una valanga di merda che scenderà dal monte e seppellirà tutta la città e tu morirai su quel cazzo di divano sotto una valanga della mia merda mentre guardi la replica di Masterchef.
– Mh, ok, portati dei fazzolettini.