Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

Plank

Non so se avete presente il plank: quell’esercizio del demonio che promette con pochi minuti al giorno di farvi venire gli addominali di Gesù, la schiena di Jury Chechi e il culo di Jennifer Lopez, mentre bruciate le calorie di una pizza gorgonzola salsiccia e mascarpone.
Più completo del nuoto, più efficace di un’ora di palestra, il plank è utilizzato in alcuni paesi come metodo di tortura.
Pare che nella prossima stagione di Squid Game i concorrenti che non riusciranno a superare le prove non saranno uccisi a fucilate, ma costretti a tenere la posizione del plank per un minuto.
Se avete mai praticato questo tipo di esercizio e dopo appena dieci secondi avete cominciato a tremare e a chiedervi chi ve lo facesse fare e a cosa servisse, posso dirvi che ieri ho dovuto pulire una doccia lunga e stretta, così lunga e stretta che per raggiungere gli angoli più lontani mi sono trovata ad eseguire un plank su una mano sola e a un certo punto m’è apparso il coach di FixFit seduto sul cesso che mi incitava a suon di “vamos”.
È stato illuminante e devo dire che mi ha dato una certa soddisfazione. Se conoscete metodi più pratici per pulire una doccia lunga e stretta, non ditemeli, che c’ho da smaltire una settimana di cibo trentino.

Everybody!

Stamattina mi sono svegliata con in testa quella canzone che fa “Matilda, Matilda”, quella che parla di sta tizia che fotte cinquecento soldi al tizio e se ne scappa in Venezuela, e allora al lavoro mentre pulivo le camere la fischiettavo piano, e mentre lavavo i balconi la fischiettavo un po’ più forte e poi giù a strusciare i pavimenti cantando il ritornello, e nelle pause pure la capa senza neanche rendersi conto fischiettava Matilda, e io le andavo dietro, e allora di nuovo a cantare il ritornello mentre spolvero le porte, e quelli della stanza Manarola rientrano e io sono lì gasatissima che “everybody!” e allora loro “Matilda, Matilda”, e poi quelli di Vernazza escono per andare al mare e siamo già tutti in corridoio a fare il trenino e si uniscono pure le dominicane dell’appartamento di fronte e “Matilda, Matilda” e poi giù in strada, su via Fiume, fino in piazza Garibaldi, su per le scale del palazzo con tutti i condomini, la lavascale e il corriere GLS col mio pacco di marmellate Rigoni gusto fichi, e ora niente, siamo tutti qua nel mio salotto a cantare Matilda, vi prego qualcuno venga a spararci nella testa, mi raccomando mettete i tappi se no siete fottuti, l’umanità tutta sarà fottuta ma prima “once again now! Matilda, Matilda, Matilda, na na na na na na na Venezuelaaaaa”.