Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

L’Italia chiamò

Ma anche voi quando avete ricevuto il messaggio della Regione che vi ricordava la data imminente del vaccino vi siete sentiti come se foste stati convocati per andare a combattere al fronte?
E anche voi nel tragitto verso il centro vaccinale sentivate suonare l’Inno di Mameli e nella fattispecie quel discorso sul fatto di essere pronti alla morte che l’Italia chiamò?
E mentre eravate lì e vi facevano gentilmente accomodare per poi piantarvi con delicatezza l’ago nel braccio, anche a voi sono venute in mente varie scene di film e telefilm in cui alla gente vengono inoculati veleni di ogni sorta, tipo quella roba che Dexter iniettava nel collo delle sue vittime per farle addormentare e risvegliare legate e prossime a una fine bruttissima?
Anche voi avete cominciato ad accusare ogni possibile sintomo riconducibile alla morte dopo un secondo esatto dall’estrazione dell’ago dal vostro corpo, finendo per essere derisi dagli operatori?
Anche a voi hanno detto “se le fa male il braccio ci metta il ghiaccio, se poi dovesse sentirlo freddo è per il ghiaccio, non significa che sta morendo”?
Ma soprattutto, anche voi prima di andare vi siete cucinati il pranzo e più tardi, riscaldandolo, vi siete detti belin pensa se questa pasta di piselli con due zucchine e na carota fosse il mio ultimo pasto, che razza di ingiustizia che sarebbe?

Il vecchio dei gatti

Sono qui da un po’, a riposare la schiena contro il muro assolato e scarabocchiato del casottino bianco che credo essere un osservatorio, quando lo sento parlare coi gatti. Mi affaccio da dietro il muro e lo saluto: mi pare scortese non fargli sapere che non è solo.
Parliamo sempre delle stesse cose: di come i gatti siano spaventati dalle persone che affollano il punto panoramico nei weekend, di cosa gli ha portato da mangiare, del suo rapporto speciale con Black, del mio rapporto speciale con questo posto, di quanto siano pericolose le strade in bicicletta e di quanto ci abbia rotto il belino la pandemia.
E soprattutto, anche se lo accenna soltanto, di come la morte della moglie lo faccia sentire solo. Non so da quanto tempo sia venuta a mancare, sta povera donna. Non so da quanto condividessero la loro quotidianità.
Non so perché lui abbia scelto proprio questo posto per lenire la tristezza e il vuoto che gli fanno abbassare lo sguardo e sorridere di tenerezza, come una tenerezza verso se stesso e la propria condizione di uomo solo disabituato alla solitudine.
“Sono andato dai cinesi a comprarmi delle presine, perché ogni volta che cucino mi brucio le mani”.
Di nuovo quello sguardo e quel sorriso.
“…Mi dureranno tre giorni. E un tappeto per il bagno, di quelli per non scivolare”.
Mi chiede perché vada già via, gli dico che ci rivediamo presto, mi risponde con un “grazie” pieno di malinconia e di incertezza.

Letargo

Ci siamo già così abituati a sta menata delle mascherine che ormai ci scordiamo di togliercele anche in casa, o quando ci sediamo al ristorante e ci dobbiamo ficcare il cibo in bocca. È diventata l’ennesima roba scomoda che però ci tocca usare, come il casco, la cintura, il reggiseno, le scarpe fighe ma dure come il masso.
Dicono le signore in centro, dagli spalti, che a spaventare non è tanto il covid, quanto il fatto di essere presi per razzisti, che ormai non si può più dire niente, che è quello che fa davvero paura alla gente. Non capisco il punto e la logica, ma sono contenta di tirare dritto verso casa.
Fa freddo, mi viene voglia di bestemmiare dal freddo che fa. Beati voi che vi piace sta merda, io me ne andrei in letargo fino ad aprile come una tartaruga. Ho detto letargo, non coma, stai calmo Dio eh. Che qua, non si sa come, quando ti provi a desiderare un qualcosa di bello, col cazzone, ma se ti scappa una roba tipo “vorrei morire”, tac che ci resti secco.
Che cosa incredibile e geniale, il letargo. Mi risolverebbe un sacco di problemi: disordini alimentari, meteoropatia, tendenze autodistruttive di vario tipo. Cioè, cazzo, è come un rehab. Un mega detox. Ma ve lo immaginate se la razza umana andasse in letargo quanti vantaggi ne avremmo noi e l’intero pianeta? Altro che quarantena: zero ripercussioni economiche perché deh, checcazzo ce ne frega, stiamo a dormire fino a primavera, poi ci si ripensa.
Letargo, Dio. Pensaci, frè.