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Mosca senza testa

Alla Coop sono allo sbando, una mosca senza testa. Com’è poi sta storia delle mosche senza testa? Che anche con la testa non mi sembrano eccellere in senso dell’orientamento. Mi rendo conto ora che la mosca potrebbe essere il mio animale guida.
Mi aggiro fra le corsie senza sapere cosa volere, di cosa avere bisogno, cosa può sopravvivere alla mia voglia di non essere mai a casa e di mangiare di merda. Sulla lista della spesa una sola voce: “parmigiano”.
Sbatto contro finestre invisibili che mi rimbalzano altrove, in un’altra corsia, dove mi chiedo cosa voglio, di cosa ho bisogno, ma soprattutto perché e come cazzo ci sono arrivata.
Voi non ce l’avete un deja-vu? Io sì.
Una coppia litiga su come spendere non so quali buoni, se in casse d’acqua, magliette dello Spezia o pappette per un bimbo che, ad occhio e croce, dovrebbe nascere fra circa seimila mesi.
Una signora informa la sua amica signora che la sera prima “lo sai cosa mi sono fatta, che Franco voleva il pollo e allora ci ho fatto il pollo ma a me non mi andava il pollo e allora lo sai cosa mi sono fatta?”
“Eh”
“La pasta e fagioli. Ma sai come l’ho fatta?”
“Eh”
“I fagioli li ho mezi sfrulà”
Ahh, eh, belin che finale di stagione bomba, signora. Sa invece io come me la son fatta? L’ho cattà in vaschetta bèla pronta.
Poi l’ho fatta scadere e l’ho buttata nel cesso.
Voi non ce l’avete un deja-vu? Io sì.

Volevo solo farmi ‘na pasta

Cosa mi aspetto di trovare quando cerco una ricetta sull’internette:

  • lista degli ingredienti;
  • procedimento dettagliato ma sintetico;
  • foto del piatto.

Cosa trovo in realtà:

  • racconti di vita dell’autore con aneddoti riguardanti la sua infanzia e il rapporto con la nonna defunta, dettagli emotivi dal sapore nostalgico, foto della nonna, foto della casa della nonna e del parcheggio a due piani con cui è stata recentemente sostituita;
  • excursus sulle stagioni e le loro relative peculiarità, spiegazione del perché chi scrive ne ami particolarmente una più delle altre, episodi riguardanti le attività abituali della nonna defunta durante la suddetta stagione, foto di paesaggi con neve/foglie secche/prati in fiore;
  • cenni storici sugli ingredienti impiegati, eventuali proprietà benefiche, diffusione e utilizzo nei vari paesi del mondo dai secoli più remoti fino ai giorni d’oggi, malinconica comparativa con gli ortaggi che la nonna era solita coltivare con amore e perizia impareggiabili;
  • lista degli ingredienti con marchi/negozi/packaging preferiti e polemiche random sulla scarsa qualità di un marchio/negozio/packaging rispetto ad un altro;
  • procedimento spiegato in maniera prolissa e dispersiva, ma arricchito dal racconto dei piccoli inconvenienti avvenuti durante la preparazione (un taglietto, una piccola ustione, una bottiglia di pomodoro frantumata al suolo);
  • galleria fotografica dei momenti clou della cena durante la quale il piatto è stato servito: quando il bambino si è sbrodolato, le risate per la barzelletta sporca dello zio Roberto, il bacio con il/la fidanzato/a, la Marisa che non sa stappare il vino, i piatti da lavare.