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Ho perso, ma ho dominato

Le interviste e i commenti post-elezioni c’hanno sempre quei toni buffi da dopo partita. Ma non le partite di serie A, le partite diobono a Subbuteo di quando eravamo fanti: dal “ma vieniii!” stile Giovanni quando fa i salti mortali davanti ai bambini in Tre Uomini E Una Gamba, al “ho perso, ma ho dominato” del mio compagno delle elementari che perdeva quasi sempre, ma a se mae puntualmente la raccontava così. E lei ci diceva bravo, tutta fiera, perché belin, certo che aveva dominato, il suo piccolo bomber. Tra l’altro non avevano per niente un rapporto simbiotico, quei due. Quando lui restava a casa da scuola perché stava male, la giustifica della mamma era “abbiamo vomitato”. Che mi immagino una scena tipo quella puntata dei Griffin in cui attaccano a sboccare tutti quanti in salotto perché non mi ricordo cosa cazzo s’erano trangugiati.
Però un po’ la invidio quella roba lì del “ho perso, ma ho dominato”. Quel raccontarsela travestito da ottimismo, da autostima, da convinzione.
Ho perso ma ho dominato. Che mantra.
Mi han bocciato a scuola guida, ma nei parcheggi a pettine ho spaccato.
Son stato licenziato, ma oh, mai un giorno di malattia.
Mi ha lasciato, ma come ha amato me nessuno mai.
Che ne so… C’ho il covid, ma sono asintomatico.
Ho perso ma ho dominato. Ora me lo tatuo.